La Dama, la Strega e il Cavaliere
Fiction

La Dama, la Strega e il Cavaliere

by Bianca Violeta · 2026-10-30

Un racconto medievale che coinvolge una dama, una strega e un cavaliere

🔀 Remixed from The Lady, The Witch, And The Knight

5 chapters 11,284 words ~45 min read Italian

Read the first chapter

The whole of chapter one, free. About 10 min. Turn the pages with the arrows, your keyboard, or a swipe.

Chapter 1

La dama al guado di Blackfen

L’ultima torre di Avenholt scomparve dietro la pioggia prima che Alys raggiungesse il primo cippo sommerso del Guado di Blackfen.

Tenendo una mano sulla bisaccia di cuoio sotto il mantello, avanzò. Dentro c’era la supplica sigillata con il sigillo spezzato di suo padre, anche se il sigillo stesso le pendeva al collo da una catenella sottile. La maledizione del castello era cominciata nella cappella tre notti prima. Da allora, le candele ardevano di blu, i cavalli nitrivano terrorizzati davanti alle stalle vuote e suo fratello minore si era svegliato con vene nere che gli si diramavano sotto la pelle.

Oltre il guado, se le vecchie mappe dicevano il vero, una strega viveva tra i boschi di ontani. Alys non aveva cavallo, scorta né una strada sicura alle spalle. Non le restava che attraversare.

L’acqua si riversava sulla strada rialzata, torbida e gonfia, trascinando canne e rami verso la palude. Le pietre sottostanti affioravano qua e là, scivolose di muschio verde. Sull’altra sponda, una fila di alberi scuri si piegava l’uno verso l’altro sotto la pioggia.

Alys mise piede nella piena.

Il freddo le avvolse subito gli stivali. La corrente le premeva contro i polpacci, più forte di quanto fosse sembrata dalla riva. Si aggrappò a un palo semisommerso, il legno ruvido sotto il guanto, e cercò la pietra successiva.

«Fermati dove sei.»

La voce veniva dalla torre di guardia sopra il guado.

Alys si voltò. Un uomo stava sotto il tetto storto, avvolto in un mantello di lana scura. Portava la spada alla cintura e una lancia appoggiata a una spalla. La pioggia colava dall’orlo dell’elmo di ferro, seguendo i tratti severi del suo volto.

«Sir Beran?» chiamò.

Il suo sguardo passò sul mantello macchiato di fango, sulle mani vuote e sulla bisaccia premuta contro le costole. «Conosci il mio nome.»

«Gli uomini del vostro re ci hanno detto che sorvegliavate Blackfen.»

«Gli uomini del tuo re raccontano molte cose. La maggior parte sono bugie.» Scese i gradini sconnessi della torre, gli stivali che battevano sul legno bagnato. «Torna a riva.»

«Non posso.»

«Allora il guado ti ha già portato via il senno.»

Alys guardò verso gli alberi. Il rifugio della strega si trovava da qualche parte oltre di essi, nascosto lungo un’antica strada nel bosco. «La mia famiglia è vittima di una maledizione. Devo raggiungere la donna che vive oltre la palude.»

Beran si fermò sull’orlo dell’acqua. «Oltre la palude non c’è nessuna donna.»

«Invece sì.»

«Ci sono pastori annegati, capanne di febbricitanti e tre miglia di terreno che ti inghiottirà fino alla vita. Nessuna strega.»

«Allora non avete guardato abbastanza lontano.»

Per un momento, tra loro parlò soltanto la piena. Si abbatteva sulle pietre con un rombo profondo e incessante.

Beran socchiuse gli occhi. «Chi ti ha mandata?»

«Nessuno.»

«Perché hai lasciato Avenholt da sola?»

«Perché tutti gli altri avevano troppa paura per andarsene.»

La risposta lo lasciò in silenzio, ma non per pietà. Lanciò un’occhiata oltre lei, verso la strada che aveva percorso. La pioggia ne aveva cancellato le tracce. Da qualche parte, dietro quella cortina grigia, il castello attendeva con le finestre sprangate e la campana della cappella che suonava senza che nessuno la tirasse.

Alys fece un altro passo. L’acqua le arrivò alle ginocchia.

Beran imprecò e si mosse lungo la riva. «Il guado è impraticabile.»

«Me ne sono accorta.»

«Allora ascolta. Dall’alba tre pietre si sono spostate. La quarta sprofonda in una fossa. Se perdi l’equilibrio, la palude ti trascinerà sotto la strada rialzata.»

«Non ho scelta.»

«Una scelta ce l’hanno tutti. Alcune sono solo più brutte delle altre.»

Piantò la base della lancia nel fango. «Lascia la bisaccia. La porterò io.»

Alys strinse le dita attorno al cuoio. «No.»

«Allora la spada.»

«Non ho una spada.»

Il suo sguardo scese al coltellino alla cintura. «Quello, allora.»

«È mio.»

«È un coltello.»

«Era di mia madre.»

L’espressione di Beran non mutò, ma qualcosa nel suo volto si indurì. «Il guado è sotto la mia custodia. Nessuna arma passa senza il mio permesso.»

«Non sono un soldato nemico.»

«Neanche l’ultimo uomo che ha cercato di pugnalarmi lo era.»

«Pretendete che consegni l’unica lama che possiedo prima di attraversare una palude in piena?»

«Pretendo che tu decida se la lama conta più della tua vita.»

Alys sentì il peso del coltello contro il fianco. Sua madre glielo aveva dato la mattina della sua prima battuta di caccia, anche se Alys non l’aveva mai usato per uccidere nulla di più grande di una lepre. L’impugnatura d’osso era stata levigata dagli anni della sua mano.

Alle sue spalle, la maledizione di Avenholt peggiorava di ora in ora. Le tornò alla mente il volto di suo fratello, com’era apparso all’alba, pallido sotto il reticolo nero che gli segnava la gola.

Estrasse il coltello.

La lancia di Beran si sollevò appena.

Alys lo tenne per l’impugnatura e glielo porse. «Se lo perdete, vi stacco la testa.»

«Arriva viva dall’altra parte e potrai provarci.»

Beran prese il coltello, lo avvolse in una striscia di tela cerata e se lo infilò alla cintura. Poi entrò nell’acqua davanti a lei.

«Segui i miei passi», disse. «Non le pietre. I miei passi.»

Alys avrebbe voluto odiarlo per il tono imperioso. Era più facile che fidarsi di lui. Lo seguì.

La piena le colpì le gambe con tanta forza da farla girare di traverso. Beran allungò una mano senza voltarsi e le afferrò il polso. La presa era salda, il guanto fradicio. La guidò verso una fila di pietre nascoste sotto l’acqua vorticosa.

«A sinistra», disse. «Ora a destra.»

Alys posò lo stivale dove aveva messo il suo. La pietra si mosse sotto il suo peso.

Gridò. L’acqua le salì alla vita.

Beran la afferrò per il davanti del mantello e la tirò contro di sé. La corrente le strappava le gonne, trascinandola verso il varco tra le pietre della strada rialzata. Per un istante terribile, i suoi piedi non trovarono nulla.

«Lascia il mantello!» gridò.

«È allacciato!»

«Allora taglialo.»

«Il mio coltello - »

«Usa le mani!»

Alys si aggrappò alla fibbia d’argento sotto la gola. Non cedeva. Beran conficcò la lancia tra le pietre e vi si appoggiò con tutto il peso. Il suo braccio tremava per lo sforzo.

La fibbia si spezzò.

Il mantello le si strappò di dosso e scomparve nella piena. Alys ricadde pesantemente sulla strada rialzata, battendo il ginocchio. Beran la tirò in piedi per un braccio.

L’acqua le arrivava alle cosce.

«Riesci a stare in piedi?» chiese.

«Sì.»

«Non mentire.»

«Riesco a stare in piedi.»

La studiò per mezzo respiro, poi si voltò verso la riva opposta. «Muoviti.»

Proseguirono.

A metà del guado, un ontano morto fu trascinato a valle. Colpì Beran alla spalla e lo fece urtare contro Alys. La sua lancia scomparve sott’acqua.

Alys lo afferrò per la cintura, da dietro.

Lui la guardò di scatto.

«I tuoi passi», disse lei. «Non le pietre.»

Per la prima volta, la sua bocca accennò quasi a un sorriso. «Stavi ascoltando.»

«Non sono del tutto priva di senno.»

Insieme avanzarono barcollando. La piena si accaniva sulle loro gambe, ma le pietre riaffioravano sotto i piedi. Beran trovò l’ultimo gradino e tirò Alys sulla riva opposta.

Lei cadde a mani nude nel fango.

Per alcuni respiri non sentì altro che l’acqua che le colava dai vestiti. Il ginocchio le pulsava. Le dita erano intorpidite. Beran la raggiunse e recuperò la lancia da un groviglio di canne.

Alys si rimise in piedi. Il bosco si stendeva davanti a loro, tronchi neri lucidi di pioggia. Da qualche parte, tra quegli alberi, li attendeva il rifugio della strega, e con esso l’unica speranza che le restava.

Beran si chinò a spostare un ramo caduto dal sentiero. «Non troverai la capanna da sola.»

«Ho attraversato il guado.»

«Quella era la parte facile.»

Lei guardò indietro, verso l’acqua impetuosa. Il mantello era sparito. Anche il coltello di sua madre. Il prezzo del passaggio le gravava sul petto.

«Avete detto che nessuna arma passa senza il vostro permesso», disse. «Ora non ne ho più.»

«Il tuo sigillo.»

Alys si immobilizzò.

Lo sguardo di Beran si era posato sulla catenella al suo collo. L’anello di famiglia riposava sotto la tunica fradicia, nascosto, ma non abbastanza.

«No», disse.

«Allora abbiamo finito.»

«Mi avete preso il coltello.»

«Ho preso ciò che mi hai offerto.»

«Me l’avete imposto.»

«E tu hai attraversato.»

Alys gli si avvicinò. «Quell’anello non è un’arma.»

«No. Vale di più.»

La pioggia ticchettava sulle foglie. Il volto di Beran restava indecifrabile, ma la sua mano si era posata vicino al fianco, dove pendeva la spada.

«Perché lo volete?» chiese.

«Come garanzia.»

«Di cosa?»

«Per guidarti attraverso la palude.»

«Non ho accettato.»

«Hai accettato quando mi hai seguito nell’acqua.»

«Ho accettato di attraversare il guado.»

«E ora sei sulla riva opposta senza mantello, senza lama e senza conoscere i sentieri che ti aspettano. Da qui in poi la palude è peggio. Sotto le canne ci sono pozze abbastanza profonde da inghiottire un cavallo. Se cammini da sola, sarai morta prima di notte.»

Alys guardò verso gli alberi. Il sentiero si biforcava quasi subito: un ramo era pallido d’acqua stagnante, l’altro spariva sotto i rami bassi degli ontani.

«Prendete l’argento», disse.

«Ne ho abbastanza.»

«Prendete il cavallo che ho lasciato al vecchio mulino.»

«Se non è scappato.»

«Prendete il mio mantello, quando lo ritroverete.»

«Non tratto per un pezzo di stoffa.»

«Allora dite il vostro prezzo.»

Beran la fissò negli occhi. «L’anello.»

Alys toccò il sigillo attraverso la tunica. Il metallo era caldo per il contatto con la pelle, nonostante il freddo. Portava il falco di Avenholt, le ali spiegate sopra uno scudo spezzato. Suo padre glielo aveva messo in mano quando l’aveva mandata via dal castello.

Porta aiuto, le aveva detto.

Non cedere la casata.

«Se ve lo do», disse, «potreste rivendicare le terre di Avenholt.»

«Se volessi le tue terre, ti avrei lasciata nell’acqua.»

«Gli uomini hanno ucciso per molto meno di un anello.»

«Gli uomini sono morti per molto meno di una promessa.»

Odiava il modo schietto in cui parlava. Le bugie avrebbero reso più facile rifiutare.

Una campana suonò nel bosco.

Un rintocco. Basso. Lontano.

Alys si voltò verso il suono.

Beran le chiuse una mano attorno al braccio. «Non muoverti.»

La campana suonò di nuovo. Stavolta, qualcosa rispose dalla palude alle loro spalle: un tintinnio metallico e sottile, sotto il fragore dell’acqua.

Alys sentì il sigillo raffreddarsi contro il petto.

«Cos’era?» sussurrò.

«Niente di buono.»

Un terzo rintocco si diffuse tra gli alberi. Tra i tronchi apparve una luce pallida, non più grande della fiamma di una candela. Si muoveva senza vento, scivolando lungo il sentiero verso di loro.

Beran sguainò la spada.

Alys fissò la luce. «È la strega?»

«No.»

Il bagliore pallido si fermò al limitare degli alberi. Sotto di esso, una sagoma era accovacciata tra le canne. Troppo bassa per essere un uomo. Troppo alta per essere un animale che Alys conoscesse.

Beran si spostò davanti a lei. «Andiamo. Subito.»

«Senza l’anello?»

«Con l’anello.»

Alys guardò la sua spada, poi la creatura in attesa oltre il sentiero. La lama gli tremava in mano: non per la paura, pensò, ma per il freddo che li aveva colti entrambi.

«Mi condurrete al rifugio della strega?» chiese.

«Ti accompagnerò fino alla sua porta.»

«E mi proteggerete lì?»

«Finché non avrà risposto alla tua supplica.»

«In cambio del sigillo?»

«Finché non me lo restituirai.»

«E se non potesse aiutarmi?»

«Mi sarai comunque debitrice.»

La luce pallida riprese a muoversi.

Alys tirò fuori la catenella da sotto la tunica. Il sigillo scivolò fuori con un lieve fruscio contro la stoffa. Lo posò sul palmo aperto di Beran.

Le sue dita si chiusero attorno all’anello.

«Giurate che non lo venderete», disse.

«Lo giuro.»

«E che non lo indosserete.»

«Non mi serve il tuo stemma.»

«E che non lascerete sapere a nessun uomo di Avenholt che lo possedete.»

Beran la guardò. «Credi che i tuoi uomini me lo porterebbero via?»

«Credo che gli uomini disperati prendano tutto ciò che possono.»

«Allora cammina in fretta.»

Alys imboccò il sentiero nel bosco. Il fango le risucchiava gli stivali e l’acqua fredda le filtrava nell’orlo strappato del vestito. Alle sue spalle, la piena ruggiva sul Guado di Blackfen, chiudendo la strada per tornare ad Avenholt.

Beran la seguì con la spada sguainata.

La luce pallida scivolò tra gli alberi davanti a loro, guidandoli più a fondo nella palude. Alys non le staccò gli occhi di dosso e cercò di non pensare all’anello sul palmo del cavaliere, né al giuramento che ormai li legava.

Alla prima curva, una voce di donna si levò dall’oscurità.

«Portatemi la dama», chiamò. «E portatemi il cavaliere che le ha rubato il nome.»

End of chapter one. 4 more chapters and about 11,284 words in the full book.

1 / 9

Swipe or use the arrows to turn the page

What's inside: 5 chapters

  1. 1. La dama al guado di Blackfen
  2. 2. Un voto sotto il tasso
  3. 3. Il sigillo nella cappella
  4. 4. La campana che spezzò la maledizione
  5. 5. Una corona scelta liberamente

About this book

"La Dama, la Strega e il Cavaliere" is a fiction book by Bianca Violeta with 5 chapters and approximately 11,284 words. Un racconto medievale che coinvolge una dama, una strega e un cavaliere.

This book was created using Inkfluence AI, an AI-powered book generation platform that helps authors write, design, and publish complete books. It was made with the AI Novel Writer.

Frequently Asked Questions

What is "La Dama, la Strega e il Cavaliere" about?

Un racconto medievale che coinvolge una dama, una strega e un cavaliere

How many chapters are in "La Dama, la Strega e il Cavaliere"?

The book contains 5 chapters and approximately 11,284 words. Topics covered include La dama al guado di Blackfen, Un voto sotto il tasso, Il sigillo nella cappella, La campana che spezzò la maledizione, and more.

Who wrote "La Dama, la Strega e il Cavaliere"?

This book was written by Bianca Violeta and created using Inkfluence AI, an AI book generation platform that helps authors write, design, and publish books.

How can I create a similar fiction book?

You can create your own fiction book using Inkfluence AI. Describe your idea, choose your style, and the AI writes the full book for you. It's free to start.

Write your own fiction book with AI

Describe your idea and Inkfluence writes the whole thing. Free to start.

Start writing

Created with Inkfluence AI